La stitichezza o stipsi

Ogni Paziente con tali patologie ha pertanto nella sua storia un lungo cammino di esperienze e di disturbi talora anche gravi; abitualmente ha scelto da solo gli interlocutori ed ha ricevuto diagnosi e terapie approssimative proprio per l’incompleto o frammentario inquadramento clinico.

Che cosa si intende per stipsi o stitichezza?

Consiste nella abituale defecazione insufficiente o difficoltosa, con feci secche e dure. Anche un’evacuazione ogni 2 o 3 giorni può essere normale, purché non vi sia :

  • mancanza di stimolo
  • difficoltà al passaggio delle feci
  • dolore all’ano al passaggio delle feci
  • dolore o una sensazione di gonfiore di pancia
  • eccessivo sforzo nella defecazione
  • sensazione abituale di svuotamento incompleto
  • eliminazione di feci secche o caprine
  • necessità di supposte, clistere o di lassativi
  • necessità di aiutarsi manualmente

Se, dopo anni di funzione regolare, specie quando si è anziani, si diventa stitici, è doveroso svolgere subito tutti i necessari accertamenti clinici. Si tende spesso a sottovalutare o a demonizzare per paura di trovare “qualcosa di brutto”. Nella maggior parte dei casi non c’è nulla di grave; anzi, dopo aver svolto le indagini , si ha la chiara certezza della propria buona salute.

E’ indispensabile eseguire comunque qualunque cura solo dopo la visita di uno Specialista esperto in Colonproctologia che inquadri nel giusto ruolo situazioni di reale sofferenza, talvolta subdole, che nel tempo potrebbero complicarsi o divenire gravi. La diagnosi di stitichezza può essere fatta solo dopo indagini specifiche (che variano spesso da una persona ad un’altra) in base ai sintomi specifici, e, soprattutto, in relazione agli accertamenti già svolti ed alla storia clinica.

E’ veramente doveroso rivolgersi ad uno Specialista esperto quando:

  • la stitichezza si è manifestata recentemente
  • si associa a dimagrimento o a perdita dell’appetito
  • si hanno dolori addominali con difficoltà ad evacuare
  • è presente la nausea, specie dopo mangiato
  • insieme ai problemi intestinali è presente febbricola
  • si ha prurito o perdite di sangue o mucosi
  • si hanno concreti dubbi

 

Le fistole perianali

Le fistole perianali: sono piccoli tunnel, anche numerosi, che mettono in comunicazione la cute intorno all’ano (perianale) con l’interno del canale anale. La storia clinica è talvolta subdola poiché spesso possono esordire con modesto fastidio o una piccola tumefazione che può regredire anche spontaneamente.
In genere sono precedute da un ascesso perianale con forte dolore, notevole tumefazione e febbre elevata; in questi casi non guariscono quasi mai spontaneamente ma è categoricamente doveroso rivolgersi ad uno Specialista veramente esperto per la necessaria visita colonproctologica.

Le Ragadi anali

La ragade anale: è una piccola ferita, simile a quelle che insorgono nella plica labiale dopo la febbre o nel capezzolo durante l’allattamento; in considerazione della sede e della contaminazione fecale non guarisce facilmente. Nelle fasi iniziali può provocare lievi fastidi : prurito o modesto sanguinamento. Quando invece la malattia é in fase più avanzata, il dolore ed il sanguinamento (con anemia anche grave) si fanno sempre più intensi, specialmente dopo la defecazione, accompagnata dalla sensazione dolorosissima “come di una lametta che tagli” ; andare di corpo può diventare un vero incubo.

1-5: Immagini Anoscopiche di voluminose vv: e morroidarie congeste ostruenti il transito
6: Polipo del canale anale

Si chiamano comunemente emorroidi le vene emorroidarie quando divengono varicose ( come quelle degli arti inferiori che provocano sofferenza dei tessuti per il ristagno di sangue poco ossigenato ) e quindi provocano sofferenza della mucosa in un ambiente caldo-umido e contaminato . Il canale ano-rettale, per vari motivi e per la sofferenza dei legamenti del canale stesso, tende a “ scendere” (età, sforzi, alimentazione errata, stitichezza , ecc.) e si spinge in basso oltre l’orifizio anale, talora sino al prolasso. Così facendo le vene emorroidarie possono fuoriuscire al di fuori dell’ano provocando i sintomi della malattia emorroidaria con sanguinamenti, prurito, incontinenza e crisi dolorose.
Quando i gavoccioli venosi, dopo la defecazione, devono essere riposizionati manualmente all’interno del canale anale, o quando le emorroidi non rientrano e rimangono sempre fuori, è indispensabile un intervento chirurgico per ripristinare una situazione di normalità.
Vi sono molte metodiche di terapia medica e chirurgica, anche se spesso si sentono richieste che non trovano riscontro scientifico ne efficacia (laser, criochirurgia, ecc.) ma che provocano confusione in una patologia dove la chiarezza e la corretta informazione sono indispensabili. ( vedi – Le possibilità terapeutich – in questo sito).

Che cosa può fare lo Specialista quando si riscontra “qualcosa “ all’ano: i piccoli noduli emorroidari possono essere trattati ambulatoriamente in modo indolore ed in pochi minuti. Quando i gavoccioli venosi, dopo la defecazione, devono essere riposizionati manualmente all’interno del canale anale, o quando le emorroidi non rientrano e rimangono sempre fuori, è indispensabile un intervento chirurgico per ripristinare una situazione di normalità.
Sono varie le possibilità di terapia chirurgica e, se eseguite da Specialisti veramente esperti, danno ottimi risultati ( vedi : Le possibilità terapeutiche nel Menù principale ).
La più recente terapia chirurgica, non è più quella di asportare solamente le vene emorroidarie prolassate (intervento notoriamente molto doloroso).
Si esegue ora la terapia radicale della malattia emorroidaria ed anche un “lifting“ completo della mucosa prolassata. La nuova metodica riporta ad una situazione di normalità anche le vene emorroidarie, senza più dolore o sanguinamenti e, soprattutto, radicale e definitiva.  Questo intervento viene eseguito internamente al canale anale senza ferite esterne (che sono quelle responsabili del dolore), cosìcchè dopo l’intervento il dolore è minimo e solo per pochi giorni o spesso assente.
La metodica è ottima, ma molto precisa e deve essere eseguita quindi solo da Chirurghi qualificati che abbiano maturato un elevata esperienza in questo tipo di intervento; esso viene effettuato normalmente in anestesia locale, ma può essere eseguito con tutti i tipi di anestesia. Il ricovero è, in media, di 1 giorno; poco dopo si può riprendere ogni attività.

Problemi Intestinali ed Ano-Rettali in Gravidanza

La stitichezza e le emorroidi sono molto diffuse in gravidanza e quasi sempre impongono una convivenza scomoda e dolorosa su cui si mantiene un pudico riserbo immotivato. Talora dopo il parto, specie per via naturale, residuano emoroidi, prolasso o deformità estetiche dell’ano che pongono seri problemi di disagio o imbarazzo nell’intimità sessuale, anche se ora si ottengono agevolmente ottimi risultati, anche in day hospital.
E’ importante parlarne, invece, con lo Specialista perché oggi esistono terapie idonee e precauzioni che permettono di superare il problema identificando le cause che scatenano l’infiammazione e quali cure siano opportune, soprattutto per attenuare il dolore ed il disagio e prevenire danni più gravi.

Le Emorroidi

Frequente complicanza, dal 10 al 35 % dei casi, del periodo più bello nella vita di una donna le emorroidi insorgono spesso, soprattutto negli ultimi mesi, proprio per l’ingrossarsi dell’utero e per la pressione del feto sulle grosse vene della pelvi e sulle vene rettali ed anali, che rivestono il canale anale migliorandone la continenza: il deflusso viene ostacolato e le pareti venose vengono così sfiancate.
Talvolta vi sono ulteriori fattori che aumentano la pressione sull’addome (stitichezza, tosse cronica e sollevamento d pesi) e che possono aumentarne la gravità. Spesso esiste una predisposizione ereditaria in famiglia specie quando qualcuno soffre di problemi di vene varicose o costituzionale (durante la gravidanza possono infatti insorgere varici della vulva o degli arti inferiori) Le emorroidi, infatti, tendono a peggiorare soprattutto negli ultimi mesi della gestazione quando il peso del feto aumenta notevolmente. Le emorroidi possono acuirsi ulteriormente durante il travaglio e durante il parto, in relazione alla durata, alle dimensioni del bimbo o in seguito all’eventuale insorgenza di complicanze.

Le Complicanze del Parto

Il parto, soprattutto quando sia stato difficoltoso può provocare spesso trombosi emorroidarie e ragadi anali che insorgono, quest’ultime, nel 10 % dei casi. Una spiacevole complicanza della gestazione può essere infatti la stitichezza ostinata o la trombosi emorroidaria o un prolasso anche grave con infiammazione e sanguinamento.

In questi casi è doveroso un idoneo, corretto e urgente trattamento specialistico colon-proctologico, soprattutto per prevenire tali ed altre gravi complicanze.

Cosa fare quando insorge la stitichezza

Durante la gravidanza la stitichezza può insorgere anche nelle donne che normalmente non soffrono di questo disturbo. Il progesterone ed alcuni ormoni prodotti producono infatti il rilasciamento delle pareti intestinali limitandone i movimenti e rendendone meno efficiente la progressione delle feci. Gli stessi ormoni svolgono anche un’azione rilasciante sulla parete delle vene, aumentando il rischio di emorroidi e varici che nelle donne sono circa due volte più frequenti.
Le emorroidi e la stitichezza si devono prevenire con una adeguata alimentazione ricca di fibre (verdura e frutta, pasta e riso integrali) che stimolano i movimenti intestinali.
E’ importante svolgere una costante attività fisica ed assumere anche molti liquidi: lo scarso movimento fisico, un’alimentazione povera di fibre e d’acqua, la tendenza al sovrappeso o alla obesità conclamata contribuiscono a creare il problema.

E’ necessaria pertanto:

  • una regolare attività fisica
  • una corretta alimentazione e di introduzione di liquidi con almeno 1,5-2 litri di acqua al giorno
  • un accurato controllo dell’aumento di peso legato alla gravidanza ( massimo 10 kg al termine)
  • una cura della stipsi, eventualmente con l’uso di lassativi blandi
  • l’uso di detergenti a pH acido
  • una idonea terapia antalgica per ridurre il dolore ed il disagio

Aver avuto due o più gravidanze può aumentare infatti il rischio di emorroidi del 20-30 per cento In genere la stitichezza ed i problemi emorroidari in gravidanza tendono a migliorare nei due mesi successivi al parto, quando il progesterone e gli altri ormoni ritornano nella norma. Talvolta si sono purtroppo già prodotti danni irreversibili nel plesso venoso emorroidario con sfiancamento dei legamenti e prolasso rettale muco-emorroidario, ovvero la protrusione del canale anale con infiammazione cronica locale, erosione della mucosa e conseguenti emorragie. La stitichezza aumenta il rischio di numerose complicanze.
In questi casi è utile un consulto con lo Specialista Colo-proctologo per gestire i sintomi durante la gravidanza e ricorrere eventualmente al termine della stessa, quando necessario, alla chirurgia che ora prevede finalmente la ricostruzione plastica, restituendo alla parte anche una corretta conformazione estetica.

Il Sanguinamento dell’ano

Cause: sono molteplici e spesso dovute ad emorroidi, ragadi, ma anche a tumori, diverticoli, ecc.
Talvolta il sanguinamento è imponente oppure subdolo “goccia a goccia” e può provocare anemia anche molto grave.
Cosa fare: in presenza di sanguinamento anche lieve è sempre prudente, rivolgersi comunque al proprio Medico curante o ad uno Specialista esperto di Colon-proctologia.

La Trombosi Emorroidaria

Frequente e molto dolorosa, porta quasi sempre a necessitare di una terapia specialistica: insorge infatti una tumefazione violacea dolorosissima con gonfiore dei tessuti circostanti (edema). Può essere trattata con terapia medica o con incisione chirurgica in anestesia locale.

Ascesso Perianale

Spesso insorge periodicamente a partenza dalle cripte ghiandolari (ghiandole anali) presenti nel tratto intrasfinterico decorre lungo il decorso delle ghiandole stesse ed è quasi sempre sostenuto da una fistola, semplice e superficiale o profonda e molto complessa. Può assumere grosse dimensioni con tumefazione calda, arrossata, fortemente dolente con febbre anche elevatissima e, talvolta, setticemia. Poiché la terapia antibiotica, da sola, è quasi sempre insufficiente, necessita sempre di una competenza specialistica colon-proctologica per il drenaggio o per il trattamento radicale, quando possibile.
Talora, se non impostata correttamente la diagnosi e la terapia , possono essere necessari molteplici interventi.

 

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