La cura della malattia emorroidaria deve essere sempre preceduta da un corretto studio dell’apparato digerente basso per escludere altre malattie concomitanti e di maggiore gravità; solo dopo può essere svolta con una terapia medico-dietetica, una terapia chirurgica ambulatoriale od una terapia chirurgica completa
La terapia medico-dietetica
La paura dei pazienti a sottoporsi all’ intervento chirurgico che ne cura la causa, ha fatto sì che spesso ci si rivolga a terapie “medico” – dietetiche o uso di pomate localmente, con criteri spesso improvvisati personalmente o consigliati da persone non qualificate.
Le conseguenze sono, ovviamente, quasi sempre inefficaci – se non addirittura deleterie (gastriti, coliti, proctiti, melanosi, distrofie della cure perianale,ecc.).
Le terapie chirurgiche ambulatoriali sono talvolta dettate dalla moda – ad esempio “ mi opero con il laser …” o altro (spesso non sapendo nulla di chi eseguirà l’intervento ) oppure indicate da chi cerca di portare comunque il paziente nella propria “nicchia” terapeutica, forzando le indicazioni
Le terapie chirurgiche
Le terapie chirurgiche ambulatoriali sono indicate solo nella fase iniziale del prolasso emorroidario.
Per la paura dei pazienti ad affrontare correttamente una terapia chirurgica radicale, trovano vasta diffusione, spesso forzando le corrette indicazioni, ma ottengono ovviamente risultati scarsi o transitori
Le principali terapie chirurgiche ambulatoriali proposte sono:
- Crioterapia : congelando le emorroidi non cura la causa e può provocare danni anche gravi; attualmente è una metodica ritenuta da molti obsoleta ed inattendibile , anche se viene ancora talvolta proposta.
- Fotocoagulazione: trova indicazione solo nei sanguinamenti senza prolasso
- Scleroterapia: iniettando liquidi sclerosanti nele vene emorroidarie per ridurne il volume; talvolta può provocare complicanze anche gravi
- Legatura elastica: applicando un elastico sulla mucosa rettale sovrastante la vena, ne provoca la necrosi. Se bene eseguita, è’ una terapia indicata poiché riduce parzialmente il prolasso, ma solo quando siano necessarie non più di due – tre legature; altrimenti è quasi sempre inefficace. Le complicanze ed il disagio sono sovrapponibili a quelle di un intervento chirurgico che sarebbe invece radicale se eseguito con la nuova tecnica.
- Legatura delle arterie emorroidarie, sotto guida di un eco-doppler: i punti fissano il prolasso ma solo temporaneamente, infatti vi è una altissima percentuale di recidiva dopo la caduta del punto.
Tecniche chirurgiche
- Tecnica tradizionale: asportazione delle emorroidi.
Le ferite anali possono essere lasciate aperte e la guarigione avviene mediamente in 40 giorni; oppure le ferite possono essere ricucite e la guarigione avviene per cicatrizzazione.
Queste metodiche provocano, notoriamente spesso molto
dolorepostoperatorio poichè la sensibilità dell’ano è elevatissima. Le medicazioni sono frequenti e la percentuale di recidive è elevata. - Laser
- Bisturi elettrico
- Ultracision
- Ligasure
Pur se vengono proposte spesso come nuove metodiche , si tratta esclusivamente di moderni strumenti che, utilizzando energie differenti, svolgono comunque una chirurgia tradizionale e quindi con analoghi risultati sul dolore postoperatorio, recidive e sui tempi di guarigione.
Metodica di Longo
Si tratta di una tecnica largamente diffusa rapidamente dopo il 1996 e ancora di più dopo il ’98 quando è stato messo in commercio uno strumento, chiamato P P H, specificatamente progettato per questi tipi di intervento.
La tecnica conserva le emorroidi per mantenere una corretta continenza.
La tecnica di associare il metodo Longo al Lifting Endoluminale rappresenta attualmente una metodica chirurgica completa per la terapia del prolasso rettale ed emorroidario ed anche per la correzione del conseguente danno estetico e funzionale dell’ano.Si interviene per via endoluminale resecando la mucosa prolassata , che è la causa vera del prolasso, al di sopra delle emorroidi.Con lo stapler si asporta il prolasso e contemporaneamente tutta la mucosa viene ricongiunta con micro-clips al titanio.
Non si agisce in alcun modo sull’ano e quindi non residuano ferite.
Le vene emorroidarie si sgonfiano e l’ano recupera la normale funzione.
L’intervento è eseguibile in anestesia generale ed anche in anestesia loco-regionale; dura circa trenta minuti, ed il ricovero è limitato ad un solo giorno.
Le normali attività fisiologiche riprendono agevolmente subito la loro funzione e non sono previste medicazioni.
Questa metodica chirurgica sembra apparentemente semplice ma necessita di molta esperienza e di un lungo apprendistato per evitare complicanze anche gravissime
Se l’ intervento è eseguito da Chirurghi realmente esperti, come dimostrano tutti gli studi clinici finora pubblicati, l’intervento è radicale – anche se asporta un tratto predefinito uguale per tutti – e praticamente indolore perché la mucosa rettale, ove si opera, è priva di sensibilità al dolore.
La percentuale di recidive è certamente molto inferiore dell’intervento tradizionale.
Il prolasso emorroidario concomita spesso al prolasso dell’ultimo tratto del retto o talvolta il prolasso è più esteso ed ostruisce il retto stesso , ostacolando l’evacuazione: questa è, infatti, la più frequente causa di stitichezza.
Una tecnica nuova ed efficace
Metodo Longo e Lifting Endoluminale.
Questa tecnica chirurgica è attualmente ottimale, poiché prevede, nello stesso intervento, una prima parte, svolta con la metodica di Longo ed una seconda parte – di lifting endorettale – per la correzione estetico-funzionale personalizzata del danno da prolasso.
La metodica di Longo, infatti, asporta solamente un cilindro predefinito di parete rettale, uguale per tutti ; ogni caso di prolasso ha , ovviamente , anche aspetti e dimensioni diverse e, quindi necessita di una ulteriore correzione che deve essere sempre personalizzata.
Questa seconda parte viene eseguita – sempre per via endoluminale e sempre su zone insensibili – riportando l’ano ad una normale morfologia e ad una funzione ottimale . Non sono necessarie medicazioni o alcuna rimozioni di punti.
E’ molto importante restituire all’ano una normale morfologia funzionale ma anche estetica poiché vi sono aspetti che difficilmente possono essere accettati e di cui si ha pudore a parlarne.
Spesso le malattie emorroidarie ed in particolare il prolasso, provocano infatti , oltre la sgradevolezza estetica, secrezioni o cattivo odore di cui non ci si rende conto e che impediscono spesso di vivere serenamente la propria sessualità
In molti casi si può avere persino difficoltà o dolore al rapporto vaginale.
Sono molto frequenti i casi, anche in giovane età, in cui l’intimità diminuisce sino a cessare, talvolta per anni, per repulsione quasi sempre non confessata del o della propria partner.
Il prof. Silvestro Lucchese ha iniziato a praticare questa metodica nel 1996 e l’ha perfezionata negli anni, acquisendo anche le esperienze di centri qualificati in Italia ed all’estero (ad es.: Chirurgia colo–proctologica con Metodo Longo – St. Elisabeth – Wien, Minimally Invasive Operating Tecniques Colorectal Surgery – E.S.I. – Hamburg, ecc.) e, soprattutto, con le esperienze personali di oltre 500 casi.
Non si agisce in alcun modo sull’ano e quindi non residuano ferite.
Le vene emorroidarie si sgonfiano e l’ano recupera la normale funzione.
L’intervento è eseguibile in anestesia generale ed anche in anestesia loco-regionale; dura circa trenta minuti, ed il ricovero è limitato ad un solo giorno.
Le normali attività fisiologiche riprendono agevolmente subito la loro funzione e non sono previste medicazioni.
Questa metodica chirurgica sembra apparentemente semplice ma necessita di molta esperienza e di un lungo apprendistato per evitare complicanze anche gravissime
Se l’ intervento è eseguito da Chirurghi realmente esperti, come dimostrano tutti gli studi clinici finora pubblicati, l’intervento è radicale – anche se asporta un tratto predefinito uguale per tutti – e praticamente indolore perché la mucosa rettale, ove si opera, è priva di sensibilità al dolore.La percentuale di recidive è certamente molto inferiore dell’intervento tradizionale.
Il prolasso emorroidario concomita spesso al prolasso dell’ultimo tratto del retto o talvolta il prolasso è più esteso ed ostruisce il retto stesso , ostacolando l’evacuazione: questa è, infatti, la più frequente causa di stitichezza.
Metodo Longo e Lifting Endoluminale.
Questa tecnica chirurgica è attualmente ottimale, poiché prevede, nello stesso intervento, una prima parte, svolta con la metodica di Longo ed una seconda parte – di lifting endorettale – per la correzione estetico-funzionale personalizzata del danno da prolasso.
La metodica di Longo, infatti, asporta solamente un cilindro predefinito di parete rettale, uguale per tutti ; ogni caso di prolasso ha , ovviamente , anche aspetti e dimensioni diverse e, quindi necessita di una ulteriore correzione che deve essere sempre personalizzata.
Questa seconda parte viene eseguita – sempre per via endoluminale e sempre su zone insensibili – riportando l’ano ad una normale morfologia e ad una funzione ottimale . Non sono necessarie medicazioni o alcuna rimozioni di punti.
E’ molto importante restituire all’ano una normale morfologia funzionale ma anche estetica poiché vi sono aspetti che difficilmente possono essere accettati e di cui si ha pudore a parlarne.
Spesso le malattie emorroidarie ed in particolare il prolasso, provocano infatti , oltre la sgradevolezza estetica, secrezioni o cattivo odore di cui non ci si rende conto e che impediscono spesso di vivere serenamente la propria sessualità
In molti casi si può avere persino difficoltà o dolore al rapporto vaginale.
Sono molto frequenti i casi, anche in giovane età, in cui l’intimità diminuisce sino a cessare, talvolta per anni, per repulsione quasi sempre non confessata del o della propria partner.